Molinella, una città nella bassa cresciuta coi diritti e col lavoro

L’acqua è un elemento che da sempre segna il destino della città di Molinella. Sono stati torrenti e fiumi a dettare fortune e sfortune, tempi e ritmi della storia e dell’economia di questo importante e popoloso Comune della bassa pianura bolognese. Le vicende di Molinella sono state contraddistinte per secoli anche dalla particolarità di essere terra di mezzo tra gli Estensi e lo Stato della Chiesa, circa a metà strada tra Bologna e Ferrara ma più vicina a quest’ultima. Addirittura, da metà del Cinquecento e per circa due secoli, il confine tra territorio ferrarese e territorio bolognese è passato lungo la strada principale del paese, che veniva diviso in zona ovest, sotto Bologna, e zona est, sotto Ferrara.

Una terra difficile ma molto particolare

“Paese di nebbia e di fiume”, recita un proverbio locale, e così deve essere stato il paesaggio fin per i primi abitanti che qui si insediarono. Furono i villanoviani, che per sopravvivere in una terra alluvionale tra numerosi corsi d’acqua che esondavano con frequenza, divennero esperti nel creare canalizzazioni e vie d’acqua tra bacini, lagune e acque stagnanti, rendendo così fertili le terre in cui vivevano.

Nonostante l’ingegno e il lavoro umano il territorio molinellese ha spesso subito le inondazioni del vicino Po di Primaro e le turbolenze dei torrenti e fiumi che scendo dall’appennino, come il Reno, l’Idice, il Savena, il Centonara e il Quaderna. Ma l’ambiente ricco di acqua non è stato solo un nemico per Molinella: gran parte della sua fortuna  e del suo primo sviluppo è stato merito di questo mondo semi-sommerso in cui la pesca e i traffici fluviali sono stati le prime forme di economia. Una zona povera ma comunque molto particolare, che inizialmente, quando ancora le abitazioni erano fatte di canne e fango, prese il nome di Corte del Poggio e poi Vico Canale, per via del corso d’acqua che attraversava l’abitato. Da una parte c’era poi il Porto del pesce e dall’altra quello di Barattino.

L’acqua nei mulini scorreva in due direzioni

L’acqua ritorna anche nel nome “Molinella”, che certamente deriva dai tanti mulini che si trovavano in questo lembo di pianura in cui l’idrografia era così particolare che i mulini macinavano sia quando l’acqua scorreva in direzione del mare che in direzione contraria, a causa delle alte maree. Per questo le pale erano costruite piatte, non concave.

La nascita nel Medioevo attorno a un castello

La prima volta in cui comparve il nome di Molinella su documenti ufficiali fu nel 1322, quando fu citata la Torre di Santo Stefano della Molinella. La Torre resta anche oggi ma non si tratta di quella originale, rasa al suolo insieme al vicino castello di Santo Stefano nel 1390 dai Visconti, bensì di quella che fu ricostruita poco dopo, nel 1404, sulle fondamenta della precedente.

Simbolo di Molinella è però un’altra torre, che rende inconfondibile il centro della cittadina. Si tratta del campanile della chiesta di San Matteo, famoso per la sua inclinazione. Risale però a molto tempo dopo la Torre medievale e la sua esistenza ha preso subito una “brutta piega”: è stato infatti costruito su progetto di Vincenzo Santini nel 1750 e già dopo pochi anni si inclinò per un cedimento del terreno. Nel 1909 si decise di rimuovere la cella campanaria, temendo un crollo imminente. Da allora viene costantemente monitorato e attira l’attenzione di tutti coloro che passano nel centralissimo Corso Mazzini.

Agricoltura e commercio le prime risorse

Nel Medioevo, attorno al nucleo del castello di Molinella nacque un piccolo borgo che si ingrandì nel Cinquecento, quando la cittadina divenne parte dello Stato della Chiesa. A differenza di quanto accadeva in altre località della pianura bolognese qui non fu creata una partecipanza agraria, che prevedeva la condivisione dei terreni tra tutti coloro che li lavoravano. Gli abitanti vivevano del poco che riuscivano a coltivare, strappandolo alle paludi. Cresceva comunque il commercio, favorito anche dalle vie d’acqua e dalla vicinanza dei confini.  Il Comune rurale nacque nel 1562 ma l’influenza di Bologna, e poi di Ferrara, rimasero forti. Pochi anni dopo, nel 1579, un compromesso fissò una divisione netta del territorio tra la giurisdizione bolognese e quella ferrarese che si interruppe solo nel 1797 con il passaggio alla sola Bologna.

Carestie, malaria e alluvioni colpirono ancora la città nei secoli seguenti. Fu la coltivazione del riso, nell’Ottocento, a portare un po’ di ricchezza. Molti immigrati arrivarono ad accrescere la popolazione, in particolare provenienti da zone dell’Appennino. Già alla fine del secolo, però, il lavoro delle risaie cominciò a diminuire.

Il socialista Massarenti e i diritti dei lavoratori

Grande importanza per lo sviluppo di Molinella la ebbe il socialista Giuseppe Massarenti, difensore dei diritti dei lavoratori, che fondò prima la Cooperativa di Consumo e poi la Cooperativa agricola nel 1905. Divenne quindi sindaco e alla sua amministrazione si deve un grande piano edilizio che portò alla costruzione di scuole e case popolari. Se l’avvento del Fascismo segnò uno stop per il movimento cooperativo, fu però contrassegnato da molte opere pubbliche che furono utili alla città. Dopo la seconda guerra mondiale ritornò il sistema cooperativo e con esso la ripresa e lo sviluppo dell’artigianato, dell’agricoltura, e delle prime industrie.

Con la crescita economica si è assistito, negli ultimi 40-50 anni, anche a una importante crescita urbanistica. Oggi la popolazione ha superato i 15.000 abitanti e la città è servita dalla linea ferroviaria Bologna-Portomaggiore. L’industria elettromeccanica ed elettronica, la produzione di macchine agricole e la produzione e lavorazione di prodotti agricoli sono le principali attività economiche.

Il segno di Ediltecnica nello sviluppo di Molinella

Anche Ediltecnica ha molto contribuito a dare a Molinella la fisionomia urbanistica che ha attualmente. A partire soprattutto dai primi anni ’90 la nostra azienda è stata protagonista di interventi rilevanti e via via più consistenti, sia nel settore del residenziale che in quello del non residenziale (per un approfondimento su questo ambito si può leggere un recente articolo nel nostro blog). Sono quattro i comparti che, possiamo dirlo con un certo orgoglio, hanno fatto la storia del residenziale a Molinella sul finire del secolo scorso e nei primi anni del ventunesimo. Tutti hanno contribuito a migliorare la qualità dell’edilizia in città, portando ogni volta le migliori innovazioni del settore. E con le numerose opere di urbanizzazione, previste a completamento degli interventi, hanno reso più bella, fruibile e verde Molinella.

Il primo comparto, in ordine di tempo, è stato quello denominato “I Girasoli”, che ha visto la costruzione di tre condomini e di una ventina di villette nella zona di via Asiago. Un ulteriore passo in avanti è stato poi, alla fine degli anni ’90, il comparto “La Meridiana”, con centinaia di unità abitative realizzate tra via Don Minzoni e il centro commerciale “La Pila”. Dal 2004 ha quindi iniziato a formarsi il comparto dei “Prati del Collegio” in via Masi, che si sta ancora completando con la realizzazione dei condomini “I Cubi” e che conta oltre 200 abitazioni. Poco dopo, tra il 2010 e il 2011, ha preso il via la costruzione del comparto “Borgo dell’Olmo Grande”, in corso di ultimazione. Grazie a Ediltecnica migliaia di famiglie hanno così trovato casa a Molinella in questi anni, contribuendo anche alla crescita demografica e allo sviluppo della città.

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