Con la Nuova Direttiva Case Green (EPBD IV) che integra le precedenti EPBD, la riqualificazione energetica dei fabbricati entra in una traiettoria regolatoria precisa: ridurre consumi ed emissioni del patrimonio edilizio e accelerare la trasformazione degli edifici con le prestazioni peggiori. L’obiettivo NZEB (edifici a emissioni quasi 0) si trasforma in ZEB (Zero Emission Buildings). Non è un passaggio marginale: gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico finale dell’Unione e di oltre un terzo delle emissioni energetiche di gas serra.
Le scadenze che cambiano il quadro
In vigore dal 28 maggio 2024, la Direttiva va recepita entro il 29 maggio 2026. L’Italia è in ritardo: a marzo 2026, la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione per il mancato invio della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione. Entro fine anno, il governo dovrà quindi definire esenzioni (probabilmente per seconde case e centri storici) e nuovi incentivi.
I passaggi e le scadenze ZEB
La EPBD coinvolge residenziale, edifici pubblici, immobili strumentali e patrimonio non residenziale, imponendo una programmazione più rigorosa di priorità, risorse e tempi. Impone la neutralità carbonica entro il 2050 per tutti gli edifici, con obblighi di emissioni zero per le nuove costruzioni dal 2028 (pubblici) e 2030 (tutte le nuove costruzioni). Per il parco residenziale esistente, sono previste riduzioni del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
La “Svalutazione Green”
Gli immobili “a rischio” (ovvero quelli che perderanno più valore o che avranno bisogno di interventi urgenti) sono quelli nelle classi energetiche più basse, G ed F. In Italia parliamo di circa 5 milioni di edifici (fonte: Enea). Già oggi, un immobile in classe G a Bologna o Ferrara può valere fino al 20-30% in meno. rispetto a uno in classe A o B. Con l’avvicinarsi delle scadenze UE, vendere o affittare una casa “energivora” diventerà sempre più difficile. Per i proprietari, il primo passo è la diagnosi energetica professionale, fondamentale per mappare dispersioni e costi di riqualificazione.
Sostituire gli impianti non basta
La novità più concreta è proprio questa: la riqualificazione energetica non può più essere una somma di interventi isolati. Serve una visione che tenga insieme diagnosi energetica, condizioni dell’edificio, destinazione d’uso, continuità di servizio, sostenibilità economica e requisiti ambientali. Negli appalti pubblici, inoltre, restano centrali i CAM edilizia, che impongono criteri minimi su materiali, progettazione e prestazioni ambientali.
Il valore degli interventi oggi sta nel saper individuare le criticità del fabbricato e organizzare il cantiere riducendo le interferenze con le attività ospitate. Una programmazione di qualità, essenziale per accompagnare la transizione in territori come quello di Bologna e Ferrara, dove il patrimonio produttivo e misto richiede spesso ristrutturazioni progressive più che sostituzioni radicali.
Riferimenti normativi
- Direttiva (UE) 2024/1275 EPBD
- Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici
- Edifici a zero emissioni
- CAM edilizia



